"Per ogni squadra di calcio, lo stemma è il Santo Graal adorato da milioni di fan in tutto il mondo”

Mirko Borsche, CEO dell’agenzia Bureau Borsche che ha curato il redesign del logo dell’Inter.

È tanto che se ne parlava e ora è ufficiale: l’Inter ha cambiato logo. E non solo!

La nota squadra di calcio milanese ha completamente rinnovato la propria identità visiva, con l’obiettivo di rendere il brand Inter rilevante e riconoscibile non solo per i tifosi, ma anche per un’audience più giovane, digitale e globale.

Ispirato ai valori fondanti del Club come inclusione, stile e innovazione, questo restyling ha coinvolto inevitabilmente anche il logo che è diventato il simbolo di questo cambiamento e “pomo della discordia”, finendo per dividere i tifosi tra entusiasti rinnovatori e inguaribili nostalgici.

Ma cosa è cambiato nello specifico?

Tutto per due lettere…

La I di Internazionale e la M di Milano sono state il punto di partenza e motore di tutto questo progetto. Messe assieme, infatti, si possono leggere com I’M, forma contratta della prima persona singolare inglese del verbo essere (I AM), che in questo modo diventa incipit per qualsiasi frase che si voglia comporre per accrescere il senso di appartenenza al Club. Così si crea un legame più forte che va oltre il luogo di appartenenza del Club, perché è la squadra stessa ad incarna in sé i valori di Milano: lo spirito internazionale, la propensione all’innovazione e al gusto stilistico. La narrativa ha inoltre coinvolto personaggi dello sport, dell’intrattenimento e della cultura che hanno prestato il proprio volto al racconto di questo importante cambiamento.

I’M STRONGER, I’M A FEARLESS, I’M INTER


Il nuovo logo si presenta come una rivisitazione moderna dello storico simbolo nerazzurro, in una veste più minimale e leggibile, in continuità con la versione originaria disegnata da Giorgio Muggiani, ma più adatto ad integrarsi nell’era digitale.
Il focus è sulle già citate lettere I e M, con la prima che rimane al centro dello stemma, mentre la seconda conserva i suoi unici bracci a sbalzo e resta simmetricamente dietro la I. Entrambe sono coronate dal classico doppio cerchio come da tradizione, ma con colori più vibranti e accesi rispetto ai precedenti. Nel complesso l’aspetto visivo del nuovo stemma ricorda quello vecchio, anche grazie al rapporto tra spazio e lettere che è rimasto lo stesso.

I nuovi colori del cielo e della notte.

Anche la scelta del nuovo blu è stata al centro della discussione, visto che una nuance così tendente al rosso ha fatto storcere il naso a parecchi attenti osservatori. La scelta è (neanche a dirlo) in chiave digitale, dato che il contrasto tra questo nuovo azzurro e il nero sarà sempre evidente su qualsiasi supporto lo si guardi.

“Il blu è ora più intenso rispetto al vecchio azzurro. La nuova saturazione porta un tocco moderno e digitale. Lo stesso vale per l'oro. Ora appare come un colore vibrante e potente, simile all'oro utilizzato nelle iconiche maglie degli anni ’90”

Tutto questo perché?

Ce lo siamo chiesti anche noi, e l’unica risposta che ci siamo dati è che il calcio di domani non sarà più lo stesso. Cento anni fa le squadre erano in grado di comunicare solo per i 90 minuti di gioco, mentre ora la comunicazione è continua sui social media e il consumo di contenuti è costante. I requisiti di identità di marca per i club sono cambiati, esattamente come per tutte le aziende che oggi si affacciano ad un mondo globalizzato che ha ridotto le distanze tra le persone, che ha modificato il modo con cui interagiamo tra di noi e che ha livellato persino il rapporto con i nostri brand di riferimento.
Dice sempre Mirko Borsche che “è tempo di affrontare le sfide del nostro mondo sempre più esigente, dentro e fuori dal campo, affinché una squadra di calcio vada oltre i cancelli degli stadi e le partite settimanali.”

Il calcio, e lo sport in generale, sono solo un tassello di un cambiamento che riguarda tutti gli operatori dell’intrattenimento, aziende che sanno che per emergere nella più ampia sfera del consumo e della comunicazione non si può che guardare al domani.

I'M FUTURE

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